Tensione: questa è la parola maggiormente utilizzata per descrivere il clima che si respira tra i governi di Ucraina, Russia e le repubbliche popolari autoproclamate di Donesk e Lugansk. Ma parlare di tensione è riduttivo, lì c’è la guerra, si spara con mitra, lanciarazzi, carri armati; come si può parlare di tensione? Il governo di Kiev ha subito, da un giorno all’altro, un’invasione militare vera e propria, costretto a cedere regioni intere. C’è stato un solo incontro fra i capi di stato di queste quattro “nazioni” il 5 settembre a Minsk, un summit dove è stato firmato un accordo multilaterale per porre fine alle ostilità, un accordo talmente fragile da essere violato a distanza di poche ore.
Quella della Crimea è una questione secolare che risale ai tempi dell’impero ottomano, ovvero al 1300, già a quei tempi quella che nel 1991 sarebbe diventata la Russia voleva metterci le mani, dando vita a battaglie che sono rimaste impresse nella storia. A distanza di settecento anni la “questione d’oriente” si ripropone, con prepotenza e preoccupazione; i motivi che spingono i filobus sono cambiati, non si cerca più uno sbocco sul Mediterraneo (questione comunque da non sottovalutare) ma in primo piano ci sono gli interessi economici che gravitano intorno a questa regione del mondo. Ogni anno il governo di Kiev investe 440 milioni per far fronte ai bisogni degli apparati industriali e minerari della regione, indotti che a loro volta producono qualche centinaia di milione l’anno. Un giro d’affari su cui molti vorrebbero mettere le mani ed uno dei motivi fondanti che hanno dato vita a questo nuovo conflitto europeo, le ragioni ideologiche lasciamole ai libri di fantasia.
La situazione è drammatica, è ormai chiaro che l’Europa non ha una linea comune, Angela Merkel e Francois Holland hanno preso l’iniziativa e si sono presentati come mediatori tra Ucraina e Russia, mentre l’Alto rappresentante europeo Federica Mogherini sembra essere sparita dalla scena, nonostante la cancelliera tedesca ha tenuto a precisare che la Mogherini “è stata coinvolta in tutte le trattative”. Quest’incontro a dato vita ai nuovi accordi di Minsk che sono un passo in avanti verso la pace. In quest’accordo è stato deciso il ritiro di tutte le truppe straniere dal territorio ucraino, la creazione di una zona cuscinetto di 50-70 Km in cui non potrà esserci artiglieria pesante di alcun tipo e la pronta liberazione della soldatessa dell’aeronautica ucraina Nadezhda Savchenko, che per onor di cronaca è ancora detenuta, a distanza di quasi un mese dalla stipula degli accordi, e ha indotto uno sciopero della fame durato 82 giorni, interrotto soli due giorni fa.
Un cauto ottimismo si è fatto strada nella politica europea dopo la stipula di questo nuovo accordo, ma Angela Merkel si dice pronta a varare nuove sanzioni contro la Russia i patti verranno violati. In questo clima di “distensione” la Russia ha iniziato un’esercitazione militare con 2.000 uomini in Crimea, mentre gli Stati Uniti hanno condotto sei imbarcazioni militari nel Mar Nero. La domanda sorge spontanea, se saranno gli U.S.A. a violare gli accordi saranno sanzionati dall’Europa? E se invece sarà uno stato europeo a farlo l’Ue sanzionerà “se stessa”? Queste domande sembra non interessare a nessuno, né tantomeno le risposte; quello che viene raccontato è abbastanza distante dalla realtà ma a noi va bene così, l’importante è mantenere la questione lontano da casa.
Stefano Gattordo